| davide's profileThe Sound Of SilencePhotosBlogLists | Help |
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June 29 occhi....Quando si incontra uno sguardo vitale si hanno due possibilità:
invidiarlo
o viverlo..... June 01 JimiQuando Hendrix suonava Stone free unendo ritmo, dinamica, espressività e melodia, è probabile che non pensasse di apparire tecnicamente perfetto ma che cercasse di comunicare qualcosa a chiunque lo ascoltasse.
Qualcosa, qualsiasi cosa si possa comunicare attraverso un mezzo di espressione quale è lo strumento che suonava.
E nel comunicare partoriva musica. Ottima musica.
Ottima musica perchè univa in maniera unica quelle che sono le fondamentali caratteristiche del rock: ritmo, melodia e espressività. Hendrix è riuscito a unire alcune delle principali componenti della musica in maniera obiettivamente perfetta. E' riuscito ad arrivare a questo risultato perchè non si concentrava come il 99% dei chitarristi attuali sulla quantità delle note ma bensì su cosa lui voleva che ogni singola nota facesse.
Ogni suono prodotto dalle sue dita era come una parola così come ogni inciso suonato, era una frase.
Un soggetto, un verbo e un aggettivo che lui univa in maniera sensata e accurata. Non c'erano note suonate a caso.
Con questo suo modo di suonare riesce ad avvicinare, lui come pochi altri, la musica popolare alla musica colta.
Ricordiamoci che Hendrix suonava su un unica scala maggiore o minore e sulla sua relativa quinta maggiore o minore.
Quando un chitarrista inserisce in un assolo tantissime note unendo diversi tipi di scale, suona in maniera casuale. Non c'è fantasia, non c'è ritmo non c'e melodia, ci sono soltanto note messe in un senso non logico.
Per fare un esempio è come andare a teatro a vedere recitare un poeta e trovarsi davanti uno che dice molto velocemente tante parole, nessuna delle quali legate da un senso compiuto. Casa, moto, vado, materasso, vedere, alba, voglio ecc.... Sono parole corrette è chiaro ma se vengono dette a caso non hanno senso. Chi suona note velocemente a caso fa la stessa cosa.
E come si puo dire che un chitarrista che fa questo suona bene o che è bravo tecnicamente???
Henrix quando suonava parlava, faceva domande e dava risposte, trasmetteva uno stato d'animo o un modo di essere. Non conta quante parole si usano ma quello che si dice, è vero che in uno sguardo ci stanno sentimenti ed emozioni cosi come ci stanno in poche note. Mozart con tre note ti sfiora l'anima, Hendrix con poche note squoteva le folle. Bisogna avere coraggio e passione di dirle e di suonarle quelle poche emozionanti note/parole.
May 15 more than words.... e la tristezza si abbatte su gli occhi di chi parla
amabili, dorati, vitali
occhi che vedono dentro
occhi che resistono
la voce è bassa, flebile
le parole sono pesanti
sincere e tese
come le ali di un falco in picchiata
poi ritorna la luce
la vitalità invade l'anima
e la certezza di un abbraccio
ritorna inebriante e bramosa
sorride, si culla
lascia impronte e riscalda
quando ti accarezza il cuore....
May 06 Remedios la bellaEra una notte buia e tempestosa.....
No....
Era notte ma non c'erano tempeste e la luna illuminava il tragitto che, nonostante fosse ben visibile, era difficile da percorrere.
Ma il cielo stellato e la luna come amica la aiutarono, mantenendola aggrappata al sentiero, nonostante le fosse già difficile il solo stare in piedi.
Inseguita dai propri demoni riuscì ad arrivare alle porte del villaggio.
Il sentiero divenne strada che la condusse all'interno della piazza principale del paese. Tirava un'aria di primavera, il lieve vento portava l'odore dell'erba dei campi che si confodeva tra gli aromi speziati tipici locali.
Nonostante il clima tiepido lei aveva freddo, la testa le girava e gli odori le parvero sgradevoli.
All'angolo della piazza accanto a una chiesa le luci di un osteria attirarono la sua attenzione. Da dentro proveniva l'accogliente suono di una musica etinica composta principalmente da violini e fisarmoniche. Si sentivano voci e risate provenire da dentro il locale. Lei si avvicinò alla porta. Tremava, la morsa del freddo le attanagliava la bocca dello stomaco. Fece un gran respiro, contrasse i muscoli delle braccia e con la poca forza rimastale spalancò la porta ed entrò.
La luce giallo intensa delle lampade a olio le provocò un leggero bruciore agli occhi. Quando questi si abituarono vide uomini e donne che ballavano, mangiavano seduti a un tavolo o semplicemente conversavano appoggiati a un bancone. Una prosperosa cameriera trasportava una quantità impossibile di boccali di birra da un tavolo ad un altro e una band vestita con abiti tipici suonava agitatamente. Le parve che la musica entrasse nel suo cervello facendosi spazio nel labirinto a colpi d'ascia. Sembrò che i presenti si accorsero di lei tutti allo stesso istante. Il gruppo smise di suonare, la gente intenta a ballare e a conversare si voltò tutta verso di lei, compresa la cameriera che posò i boccali su un tavolo vuoto sospirando dallo sforzo. Entrò nella sala a passi lenti, zoppicando. Era alta poco più di un metro e cinquanta, i capelli color castano chiaro le cadevano lisci su gli occhi tumefatti. Il naso color violaceo mostrava evidenti segni di percosse. Aveva un vestito verde chiaro strappato all'altezza delle spalle e del busto mostrando un seno acerbo. Del sangue vivo le macchiava le cosce contornate da lividi scuri. Cercò di parlare ma non ci riuscì, cercò di incrociare molti degli sguardi che già conosceva bene ma ognuno di loro al suo passaggio si abbassava. Molti dei presenti ripresero le attività che stavano svolgendo e il gruppo ricominciò a suonare. Anche la prosperosa cameriera riprese i suoi boccali e andò a ridistribuirli ad un tavolo.
Lei ebbe un leggero sussuolto poi cadde svenuta.
Un ragazzo di circa trentanni si alzò da un tavolo, andò verso la ragazza e la raccolse prendendola in braccio. Uscì dal locale.
il suo volto era serio, non sconvolto, non seccato o preoccupato solo accigliato. Aveva un espressione di chi dice "Cavolo questa volta tocca a me!".
Lei si svegliò. Cerco di guardarlo negli occhi ma lo sguardo dell'uomo era fermo. Con un filo di voce sussurrò " Lui non mi vede, mi guarda, ma non mi vedrà mai".
L'uomo continuò a camminare senza fare caso alle parole di lei.
Arrivato a una grande casa poco fuori al paese appoggiò il corpo di lei a terra, accanto alla porta, così come si fa con una valigia o con un bagaglio, bussò animatamente la porta poi si girò incamminandosi di nuovo verso il villaggio. Mentre procedeva senti lei che gli diceva: "Tu hai una vita per ricominciare a vivere, io sono ormai morta da una vita".
L'uomo rientrò nella locanda, sorrise alla cameriera ordinando un altro boccale di birra scura.
La musica si sentiva fino a fuori il locale, la gente ballava e cantava e mangiava all'interno dell'osteria. Fuori la luna illuminava il paese e la brezza primaverile inebriava le strade del villaggio.
Era una notte buia e tempestosa....
April 01 Capitolo 14Era una fredda giornata d’autunno. Una di quelle giornate in cui da un momento all’altro sta per nevicare. Le foglie secche volavano in mulinelli improbabili, alzate dal vento gelido proveniente da mare del nord. Il cielo era cupo e dava l’impressione che un’enorme nuvola compatta si fosse impossessata di tutta l’Europa settentrionale. La gente camminava frenetica e indifferente negli stretti vicoli della zona “Rossa” di Amsterdam, imbacuccati in giacconi, sciarpe in pile e strani cappelli di lana al fine di sconfiggere il gelo. “Ma il gelo non si sconfigge quando proviene da dentro.” Hank guardava al di fuori della grande finestra in vetro spesso, ripetendosi quella frase. Piccole gocce di condensa e intensi aloni facevano intendere quanta differenza di temperatura ci fosse tra l’esterno e l’interno dell’appartamento. Era caldo e accogliente l’appartamento di Hank. Si affacciava all’angolo tra l’Evertsenstraat e il Rembrant Park proprio all’interno di uno dei più trasgressivi quartieri dell’Europa del Nord. La zona “Rossa”. Nonostante gli oltre 23° centigradi all’interno della casa, Hank indossava un pesante cappotto di lana grigio a colletto alto abbottonato. Teneva le mani in tasca ed era immobile. Osservava il gelo fuori dalla finestra Hank. Il gelo che entra nelle ossa che fa tremare. Era otlre mezz’ora che se ne stava impalato li, con lo sguardo puntato al di fuori della finestra. D’un tratto i suoi occhi si concentrarono su una busta di plastica vuota. Il vento la faceva volteggiare, gonfiare. La faceva salire all’altezza dei balconi del primo piano e scendere di colpo fino ai margini del marciapiede. Gli occhi azzurro/grigi di Hank seguivano attenti le evoluzioni della busta governata dal vento. Governata dal caos. Hank tirò fuori dalla tasca destra del cappotto una sigaretta senza filtro e la accese. Fece un tiro intenso e prolungato per poi passarsi una mano nella folta barba incolta grigia con riflessi sul biondo. Hank era un uomo che aveva passato da poco la cinquantina, ma che dimostrava almeno dieci anni di più della sua reale età. Alto circa un metro e settantacinque, leggermente sovrappeso e con una stempiatura pronunciata. Il suo volto era segnato da pesanti rughe soprattutto nel contorno occhi e da una pelle provata dai troppi eccessi e soprattutto dal suo eterno vizio. Il Gin. Già, Hank era un alcolizzato cronico dall’età di sedici anni. Aveva passato di tutto da incidenti stradali a sbronze al limite del collasso. Niente era servito a fargli passare la voglia di bere. Il Gin era la sua stufa interna. Era l’unica sostanza che gli permettesse di scacciare temporaneamente il gelo. Solo che poi quello tornava più graffiante e spietato di prima. Hank continuava a fissare la busta di plastica che d’un tratto finì schiacciata all’addome di una signora che passava. La donna con fare indifferente prese in mano la busta e la depositò in un bidone hai margini della strada. Il caos era stato interrotto. Volutamente interrotto da un’azione umana. Hank sorrise sorpreso, fece un ultima potente tirata alla sigaretta e uscì di casa. Sembrò quasi non accorgersi della differenza di temperatura tra il dentro e il fuori. Il vento del nord si insinuava dentro i pesanti vestiti fino ad impattare con la pelle dell’uomo. Camminando Hank entrò in uno stretto vicolo pieno di insegne colorate. Le vetrine con le prostitute erano quasi tutte aperte. Una luce rossa soffusa usciva da ognuna di quelle accentuandone lo squallore. Hank entrò in un locale di lap dance scansando con cura il “butta dentro” che gli rivolgeva parola amichevolmente. All’interno l’ambiente era piccolo, il bancone del bar era racchiuso da piccole piste da ballo singole, dove ragazze decisamente sovrappeso si esibivano in danze sinuose circondate da alcuni uomini in camicia bianca e cravatta. Hank si sedette su uno sgabello al bancone del bar e, non curante dello scenario che lo circondava, ordinò un bicchiere doppio di Gin liscio che vuotò d’un fiato. “Questo è per scaldarmi le budella” disse Hank rivolto al barista che lo guardava quasi incredulo, “adesso fammene un altro doppio e lascia qua la bottiglia” disse appoggiando 50 euro sul bancone del bar. Il barman riempì nuovamente il bicchiere di Hank e, come richiestogli, lasciò li la bottiglia per andare a servire un altro cliente. “Salve occhi dolci, hai deciso di bere tutto quel Gin da solo stasera?”. La voce di quella donna entrò nelle orecchie di Hank come un petalo che si posa sull’erba. Quelle parole gli dettero la sensazione che qualcosa di caldo, di accogliente gli accarezzasse l’anima. Conosceva quella voce, la conosceva bene. Era stata per lui fonte di tanto benessere quanto tormento. Era la voce di Liza. “Mia cara sarei alquanto scortese e sadico se non considerassi l’idea di finire questa bottiglia di Gordon’s in camera con te”. “Affare fatto!” rispose ridente Liza prendendo per mano Hank. La ragazza vuotò d’un sorso il liquore nel bicchiere dell’uomo, fece alzare Hank trascinandolo con se verso una rampa di scale e voltandosi disse al barman: “Faccene avere una uguale in camera mia”. Liza era una ragazza sulla trentina, mora, di carnagione scura di etnia probabilmente nordafricana. Indossava quasi sempre una minigonna di seta nera con stivali di pelle alti fin sopra il ginocchio molto improbabili per lei che era esile e di bassa statura. I capelli neri lunghi fin sotto le spalle erano increspati e mal pettinati. Aveva delle labbra carnose sulle quali applicava un rossetto di un colore molto acceso tra il viola e il blu. Non era bella Liza e sembrava evitasse ogni modo per cercare di apparirlo. A Hank questo non importava. Si era innamorato di lei subito, appena udita quella voce che a lui pareva tenera e vellutata. Non gli importava nemmeno che Liza facesse la prostituta in quel buco di night dove Hank la andava sempre a trovare. L’importante per lui era che lei ci fosse. E Liza c’era. Sempre. I due entrarono nella stanza di lei. Alcuni secondi ed Hank si tolse il pesante cappotto quasi all’unisono con camicia e pantaloni. Si avvicinò alla ragazza voltandola a favore di un vecchio tavolo di legno. La ragazza si appoggiò con le mani al tavolo lasciando che Hank le alzasse il vestito e penetrasse dentro di lei. Pochi minuti dopo l’uomo era sdraiato esausto nel letto. Liza si ricompose leggermente, prese due bicchieri dal fondo spesso, li riempì di Gin e ne porse uno a Hank sdraiandosi al suo fianco. Hank sorrideva, i due non si parlavano molto ma per loro andava ugualmente bene così. D’un tratto Liza si sedette a gambe conserte sul letto.”Devo dirti una cosa” disse. La sua voce era diventata cupa, seria. “Me ne torno a casa a Copenhagen in Danimarca”. Ad Hank sembrò che la punta di un lungo spillo gli penetrasse la bocca dello stomaco. “Mia madre mi ha cercata” continuò la ragazza “abbiamo parlato, è disposta a riprendermi in casa ed io sono stanca di fare questa vita”. Liza abbassò lo sguardo cercando di evitare di sostenere gli occhi dell’uomo. Hank stette a fissarla per quasi un minuto immobile, in silenzio. D’un tratto accarezzò dolcemente le guancie della ragazza bagnate dalle lacrime, si alzò dal letto e si rivestì. Andò verso la porta aprendola quindi si voltò verso Liza e disse: “Ti auguro sinceramente di trovare quello che cerchi, oppure, che quello che cerchi trovi te”. Richiuse la porta alle sue spalle e se ne andò. Quella fu l’ultima volta che Hank e Liza si videro. In quella sera d’autunno le persone che camminavano per le strade del centro sembravano ancora più indifferenti e superficiali. Hank passeggiava con lo sguardo basso e le mani in tasca. Decise di fermarsi a un piccolo supermercato e di comprarsi una bottiglia di buon Gordon’s. Uscì dal negozio e si sedette sul gradino di un portone, aprì la bottiglia di Gin e iniziò a bere. Il vento soffiava gelido ed Hank era ancora immobile ad osservare. Seduto sul gradino vedeva gli occhi della gente, indifferenti e freddi, vedeva le insegne luminose dei bar e dei cinema a luci rosse del centro di Amsterdam. Improvvisamente gli occhi di Hank si concentrarono ancora una volta su una busta di plastica che volava. Comandata da vento, comandata dal caos. Alternava movimenti secchi ad altri ondulatori. Vedeva quel contenitore di materiale sintetico come l’astuccio della sua esistenza. Ripensò alle sue scelte, alle sue azioni basate sul niente, su un inutile senso di non appartenenza. Tutto troppo poco intenso, troppo poco duraturo. Era come se le esperienze importanti della sua vita fossero scritte su una pagina strappata da un quaderno all’interno di una busta di plastica che fluttua. Comandata dal vento, comandata dal caos. Hank appoggiò la testa al portone percependo uno strano senso di stanchezza e di intorpidimento. La busta serpeggiava in aria, una folata di vento gelido la fece alzare fino quasi alle finestre del primo piano per poi riscendere giù posandosi leggera sulla faccia di Hank. L’uomo sorrise, prese in mano la busta e la strinse in un pugno, fece un respiro profondo e lentamente chiuse gli occhi.
Tratto da Taipan February 21 congiuntivandoChe io senta è vero
Che io abbia provato non è sufficiente
Speravo che tu venissi
Sarei stato contento che tu ci fossi
Che io non ti inviti è possibile
Ma che io non lo voglia è falso
Se io riuscissi a esprimere
E non quello che tutti vogliono che sia
Ma quello che è
Se fossi io alla fine lo saprei
"Ma io è non come loro mi vuole"
E' il mio tempo, questo“Voglio che tu sia te stesso. Lasciatelo dire: il senso di colpa è come un sacco pieno di mattoni, non devi fare altro che scaricarlo! Perché ti accolli tutti quei mattoni? Dio… non è così? Ti voglio dare una piccola informazione confidenziale a proposito di Dio. A lui piace guardare: è un guardone giocherellone! Lui dà all’uomo gli istinti, concede questo straordinario dono, poi che fa? Ti assicuro che lo fa per il suo puro divertimento, per farsi il suo cosmico spot pubblicitario… fissa le regole in contraddizione: guarda, ma non toccare! Tocca, ma non gustare! Gusta, ma non inghiottire! E mentre tu saltelli da un piede all’altro, lui che fa? Se ne sta lì a sbellicarsi dalle matte risate, perché è un moralista!, è un gran sadico! E’ un padrone assenteista, ecco cosa è! E uno dovrebbe adorarlo? No, mai!”
Da "L'avvocato del Diavolo" October 29 ...LIBERI DAI DEBITI...Arriva un momento in cui il passato non è più un peso
ma uno scrigno di ricordi.
Quante onde devono scrosciare prima che si plachi la tempesta?
Non importa quante strade si percorre,
importa percorrerle.
Forse mi sto davvero liberando dai debiti...
October 05 I FURBI---I furbi scendono la corrente come
pesci bianchi sulla cresta d'acque blu, oltre le rapide, i furbi con le loro gole e sopracciglia da furbi, i loro furbi peli nel naso, entrambe le scarpe allacciate, tutte le tragedie cancellate, denti splendenti, i furbi non si scompongono, anche le loro morti sono morti al quadrato, furbi furbi furbi, hanno case migliori, auto migliori, risate migliori. Persino i loro incubi sono sogni sgargianti, questi furbi ti siedono di fronte, con un sorriso pulito, che li riempe, financo i capelli sprizzano nitore. Quanto ho vissuto e quanti ne ho visti. sapete cos'è davvero la morte? è uno di questi furbi rottinculo che ti stringe la mano e ti abbraccia. Sapete cos'è davvero la morte? Venite a vedermi mentre allungo la carta di credito al cameriere disprezzandovi. o peggio... Charles Bukowski September 03 vita in note......Non contano le note, conta come le fai suonare.
La massa produce un enorme quantita di note senza dire niente,
provocando solo caos
il genio con tre note riesce a cambiare il corso di un fiume in piena.... August 28 ...Parole....La maggioranza giudica profondo solamente
chi smentisce clamorosamente le opinioni comuni...
E. A. Poe July 03 ...Nonno mio......Nonno mio
avrai tutto la
e ogni giorno un angelo ti accarezzarà gli occhi
ti terrà per mano
e non avrai mai più paura.
Del tuo splendido sorriso godrà chi ti starà intorno
le tue dolci parole suoneranno infinite
e ballerai
e volerai
e canterai come non hai mai fatto
immerso in qualche angolo di cielo azzurro.
Magari sarai al mare seduto sulla tua sedia sulla spiaggia
Oppure caminerai sereno in mezzo ad una tranquilla pineta
O sarai in mezzo a i tuoi amici a raccontare di quanto sei fiero di noi.
Io non lo so
non lo so se dove sei stai bene
ma lo spero tantissimo.
Io non so se mi senti
ma mi manchi tanto...
Ti voglio bene
Il tuo unico nipote
Davide
May 30 Tonight And The Rest Of My LifeDown to the earth I fell with dripping wings
Heavy things won't fly And the sky might catch on fire And burn the axis of the world, that's why I prefer a sunless sky to the glittering and stinging in my eyes Oh I feel so light
This is all I want to feel tonight Oh I feel so light Tonight and the rest of my life Tonight and the rest of my life Gleaming in the dark sea
I'm as light as air Floating there breathlessly When the dream dissolves I open up my eyes I realize that everything is shoreless sea Weightlessness is passing over me Everything is waves and stars
The universe is resting in my arms I feel so light This is all I want to feel tonight I feel so light Tonight and the rest of my life Oh I feel so light
This is all I want to feel tonight Oh I feel so light Tonight and the rest of my life Tonight and the rest of my life ....Leggero per tutta la vita...
April 01 L'OMBRA DEL GIORNOChiudo entrambi i lucchetti della finestra
Tiro le tende e me ne vado Certe volte le soluzioni non sono così facili Certe volte dire addio è l'unica strada E il sole tramonterà per te Il sole tramonterà per te E l'ombra del giorno Abbraccerà il mondo d'oscurità E il sole tramonterà per te E con bigliettini e fiori I tuoi amici ti pregheranno di restare Certe volte gli inizi non sono così semplici Certe volte dire addio è l'unica strada E il sole tramonterà per te Il sole tramonterà per te E l'ombra del giorno Abbraccerà il mondo d'oscurità E il sole tramonterà per te E l'ombra del giorno Abbraccerà il mondo d'oscurità E il sole tramonterà per te E l'ombra del giorno Abbraccerà il mondo d'oscurità E il sole tramonterà per te October 21 ..."Pioggia di Novembre"...Quando guardo nei tuoi occhi riesco a vedere un amore trattenuto ma cara quando ti stringo non lo sai che provo la stessa cosa. Perché niente dura per sempre ed entrambi sappiamo che i nostri cuori possono cambiare ed è difficile far durare un candela nella fredda pioggia di Novembre. Ci siamo dentro da talmente tanto tempo cercando semplicemente di far passare il dolore. Ma gli innamorati vengono sempre e gli innamorati se ne vanno sempre e nessuno è mai sicuro di quello che lascia oggi mentre se ne va camminando. Se potessimo prenderci il tempo per dirci tutto chiaramente io potrei far riposare la mia testa sapendo che tu eri mia tutta mia. Per cui se vuoi amarmi allora cara non ti trattenere o io finirò a camminare nella fredda pioggia di Novembre. Hai bisogno di un po’ di tempo… per conto tuo? Hai bisogno di un po’ di tempo… da sola? Tutti hanno bisogno di un po’ di tempo… per conto loro Non sai che hai bisogno di un po’ di tempo… da sola? So che è difficile tenere un cuore aperto quando sembra che anche gli amici siano lì per farti male ma se tu potessi guarire un cuore spezzato il tempo non sarebbe lì per incantarti? A volte ho bisogno di un po’ di tempo… per conto mio A volte ho bisogno di un po’ di tempo… da solo Tutti hanno bisogno di un po’ di tempo… per conto loro Non sai che hai bisogno di un po’ di tempo… da sola? E quando le tue paure si placano e le ombre rimangono ancora so che puoi amarmi se non rimane più nessuno da incolpare per cui non importa l’oscurità possiamo ancora trovare una via perché niente dura per sempre nemmeno la fredda pioggia di Novembre. Non sei l’unica Non sei l’unica Non credi di aver bisogno di qualcuno? Non credi di aver bisogno di qualcuno? Tutti hanno bisogno di qualcuno Non sei l’unica Non sei l’unica August 27 ATTIMI DI PACEBrilla negli occhi
Lucida la mente
Scende leggera da fredde mani
Che non lasciano traccia
Avrei tanto voluto
Quel giorno
Forse in quel momento sarebbe stato giusto
Ma poi alla fine è tutto sbagliato
E nella mente passanto attimi di pace
Pace in un mondo che corre
Vivi e ti lasci sfuggire i momenti
Corri dietro a un nulla che mai nulla ti ha dato
In frammenti di tempo
Volano pensieri di libertà
Assapori la rugiada del mattino
Godi nell'oblio creato dal torpore di un tramonto
Ti tuffi nel niente mentre ascolti il lieve suono delle onde del mare
Il salmastro ti accarezza le narici imprimendosi nel tuo Io più profondo
L'amaro sapore del tabacco sulle labbra diventa insistentemente più candido
Mentre i tuoi passi si avvolgono nella fine sabbia bianca
D'un tratto la fredda acqua marina ti bagna risvegliandoti
E ti ritrovi in un angolo qualunque di mondo
Circondato da gente qualunque che sgomita per non passare inosservata
Appoggiato a un muretto con una birra in mano che cerchi di darti un tono
Scivola via
E correndo non ce ne accorgiamo
La semplicità delle piccole cose
La bellezza di ciò che ci sembra scontato
E' il più bel dono che abbiamo
Solo che
Anche io che ne scrivo
Probabilmente
Non me ne sono mai accorto
June 27 ...Only........a volte basta poco
una parola
l'aspetti ma non arriva
e inutilmente guardi
parentesi di mondo che non ti appartengono
vite che sfuggono
anime che volano
sguardi inutili
e poi?
cosa rimane?
in fondo alla fine
resti solo tu... February 21 mio dolce angelo....Non mollare
Mio dolce angelo
Tieniti stretta a questa vita
Lotta con tutte le forze
Il mondo ha bisogno di te
Mio dolce angelo dalle ali dorate
Continua a donarci il tuo splendido sorriso
Perchè la luce del sole ha meno senso
Se non risplende nei tuoi occhi
Di tanta vita e forza sei padrona
Molte ambizioni devi ancora realizzare
Tanti speranze ti aspettano
E anche se sei caduta
Cavalcando su un tuo sogno
Rialzati
Le tue ali si possono ammaccare
Ma mai rompere
Mio dolce angelo dai capelli d'argento
Hai sempre cercato di urlare al mondo il tuo splendore
Di mostrare quella straordinaria bellezza che tieni dentro
E il mondo non ti ha mai visto
Tu eri li
E loro non ti hanno mai vista
Accecati dalla tua bellezza
Si sono persi l'immensità della tua anima
Così grande da far paura
Mio dolce angelo dagli occhi di diamante
A un Dio in cui non ho mai creduto mi rivolgo adesso
Perchè possa guardare dalla tua parte
E donarti di nuovo al mondo
Perchè senza di te tutto avrebbe meno senso
Se fossi stato migliore di come sono
Forse tu ora non saresti li
Perdonami
Mio dolce angelo
Sono con te
Il mio cuore è li con te
Come lo è sempre stato
Non sarai mai da sola
Ma torna a sorridere
Lotta
Mio dolce angelo
Vinci
Non ci lasciare
Ti prego
Mio dolce angelo
Per Elena |
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