davide's profileThe Sound Of SilencePhotosBlogLists Tools Help

Blog


    July 04

    Freedom

     
    ...ho tanti fratelli e una sorella bellissima:
    la libertà...
    June 29

    occhi

     
     
    ....Quando si incontra uno sguardo vitale si hanno due possibilità:
    invidiarlo
    o viverlo.....
    June 01

    Jimi

     
    Quando Hendrix suonava Stone free unendo ritmo, dinamica, espressività e melodia, è probabile che non pensasse di apparire tecnicamente perfetto ma che cercasse di comunicare qualcosa a chiunque lo ascoltasse.
    Qualcosa, qualsiasi cosa si possa comunicare attraverso un mezzo di espressione quale è lo strumento che suonava.
    E nel comunicare partoriva musica. Ottima musica.
    Ottima musica perchè univa in maniera unica quelle che sono le fondamentali caratteristiche del rock: ritmo, melodia e espressività. Hendrix è riuscito a unire alcune delle principali componenti della musica in maniera obiettivamente perfetta. E' riuscito ad arrivare a questo risultato perchè non si concentrava come il 99% dei chitarristi attuali sulla quantità delle note ma bensì su cosa lui voleva che ogni singola nota facesse.
    Ogni suono prodotto dalle sue dita era come una parola così come ogni inciso suonato, era una frase. 
    Un soggetto, un verbo e un aggettivo che lui univa in maniera sensata e accurata. Non c'erano note suonate a caso. 
    Con questo suo modo di suonare riesce ad  avvicinare, lui come pochi altri, la musica popolare alla musica colta.
    Ricordiamoci che Hendrix suonava su un unica scala maggiore o minore e sulla sua relativa quinta maggiore o minore. 
    Quando un chitarrista inserisce in un assolo tantissime note unendo diversi tipi di scale, suona in maniera casuale. Non c'è fantasia, non c'è ritmo non c'e melodia, ci sono soltanto note messe in un senso non logico.
    Per fare un esempio è come andare a teatro a vedere recitare un poeta e trovarsi davanti uno che dice molto velocemente tante parole, nessuna delle quali legate da un senso compiuto. Casa, moto, vado, materasso, vedere, alba, voglio ecc.... Sono parole corrette è chiaro ma se vengono dette a caso non hanno senso. Chi suona note velocemente a caso fa la stessa cosa.
    E come si puo dire che un chitarrista che fa questo suona bene o che è bravo tecnicamente???
    Henrix quando suonava parlava, faceva domande e dava risposte, trasmetteva uno stato d'animo o un modo di essere. Non conta quante parole si usano ma quello che si dice, è vero che in uno sguardo ci stanno sentimenti ed emozioni cosi come ci stanno in poche note. Mozart con tre note ti sfiora l'anima, Hendrix con poche note squoteva le folle. Bisogna avere  coraggio e  passione di dirle e di suonarle quelle poche emozionanti note/parole.
     
    May 15

    more than words

     
     
    .... e la tristezza si abbatte su gli occhi di chi parla
    amabili, dorati, vitali
    occhi che vedono dentro
    occhi che resistono
     
    la voce è bassa, flebile
    le parole sono pesanti
    sincere e tese
    come le ali di un falco in picchiata
     
    poi ritorna la luce
    la vitalità invade l'anima
    e la certezza di un abbraccio
    ritorna inebriante e bramosa
     
    sorride, si culla 
    lascia impronte e riscalda
    quando ti accarezza il cuore....
     
    May 06

    Remedios la bella

     
     
     
    Era una notte buia e tempestosa.....
    No....
    Era notte ma non c'erano tempeste e la luna illuminava il tragitto che, nonostante fosse ben visibile, era difficile da percorrere.
    Ma il cielo stellato e la luna come amica la aiutarono, mantenendola aggrappata al sentiero, nonostante le fosse già difficile il solo stare in piedi.
    Inseguita dai propri demoni riuscì ad arrivare alle porte del villaggio.
    Il sentiero divenne strada che la condusse all'interno della piazza principale del paese. Tirava un'aria di primavera, il lieve vento portava l'odore dell'erba dei campi che si confodeva tra gli aromi speziati tipici locali.
    Nonostante il clima tiepido lei aveva freddo, la testa le girava e gli odori le parvero sgradevoli.
    All'angolo della piazza accanto a una chiesa le luci di un osteria attirarono la sua attenzione. Da dentro proveniva l'accogliente suono di una musica etinica composta principalmente da violini e fisarmoniche. Si sentivano voci e risate provenire da dentro il locale. Lei si avvicinò alla porta. Tremava, la morsa del freddo le attanagliava la bocca dello stomaco. Fece un gran respiro, contrasse i muscoli delle braccia e con la poca forza rimastale spalancò la porta ed entrò.
    La luce giallo intensa delle lampade a olio le provocò un leggero bruciore agli occhi. Quando questi si abituarono vide uomini e donne che ballavano, mangiavano seduti a un tavolo o semplicemente conversavano appoggiati a un bancone. Una prosperosa cameriera trasportava una quantità impossibile di boccali di birra da un tavolo ad un altro e una band vestita con abiti tipici suonava agitatamente. Le parve che la musica entrasse nel suo cervello facendosi spazio nel labirinto a colpi d'ascia. Sembrò che i presenti si accorsero di lei tutti allo stesso istante. Il gruppo smise di suonare, la gente intenta a ballare e a conversare si voltò tutta verso di lei, compresa la cameriera che posò i boccali su un tavolo vuoto sospirando dallo sforzo. Entrò nella sala a passi lenti, zoppicando. Era alta poco più di un metro e cinquanta, i capelli color castano chiaro le cadevano lisci su gli occhi tumefatti. Il naso color violaceo mostrava evidenti segni di percosse. Aveva un vestito verde chiaro strappato all'altezza delle spalle e del busto mostrando un seno acerbo. Del sangue vivo le macchiava le cosce contornate da lividi scuri. Cercò di parlare ma non ci riuscì, cercò di incrociare molti degli sguardi che già conosceva bene ma ognuno di loro al suo passaggio si abbassava. Molti dei presenti ripresero le attività che stavano svolgendo e il gruppo ricominciò a suonare. Anche la prosperosa cameriera riprese i suoi boccali e andò a ridistribuirli ad un tavolo.
    Lei ebbe un leggero sussuolto poi cadde svenuta.
    Un ragazzo di circa trentanni si alzò da un tavolo, andò verso la ragazza e la raccolse prendendola in braccio. Uscì dal locale.
    il suo volto era serio, non sconvolto, non seccato o preoccupato solo accigliato. Aveva un espressione di chi dice "Cavolo questa volta tocca a me!".
    Lei si svegliò. Cerco di guardarlo negli occhi ma lo sguardo dell'uomo era fermo. Con un filo di voce sussurrò " Lui non mi vede, mi guarda, ma non mi vedrà mai".
    L'uomo continuò a camminare senza fare caso alle parole di lei.
    Arrivato a una grande casa poco fuori al paese appoggiò il corpo di lei a terra, accanto alla porta, così come si fa con una valigia o con un bagaglio, bussò animatamente la porta poi si girò incamminandosi di nuovo verso il villaggio. Mentre procedeva  senti lei che gli diceva: "Tu hai una vita per ricominciare a vivere, io sono ormai morta da una vita".
    L'uomo rientrò nella locanda, sorrise alla cameriera ordinando un altro boccale di birra scura.
    La musica si sentiva fino a fuori il locale, la gente ballava e cantava e mangiava all'interno dell'osteria. Fuori la luna illuminava il paese e la brezza primaverile inebriava le strade del villaggio.
    Era una notte buia e tempestosa....
     
    April 01

    Capitolo 14

     

    Era una fredda giornata d’autunno. Una di quelle giornate in cui da un momento all’altro sta per nevicare. Le foglie secche volavano in mulinelli improbabili, alzate dal vento gelido proveniente da mare del nord. Il cielo era cupo e dava l’impressione che un’enorme nuvola compatta si fosse impossessata di tutta l’Europa settentrionale. La gente camminava frenetica e indifferente negli stretti vicoli della zona “Rossa” di Amsterdam, imbacuccati in giacconi, sciarpe in pile e strani cappelli di lana al fine di sconfiggere il gelo. “Ma il gelo non si sconfigge quando proviene da dentro.”

    Hank guardava al di fuori della grande finestra in vetro spesso, ripetendosi quella frase. Piccole gocce di condensa e intensi aloni facevano intendere quanta differenza di temperatura ci fosse tra l’esterno e l’interno dell’appartamento. Era caldo e accogliente l’appartamento di Hank. Si affacciava all’angolo tra l’Evertsenstraat e il Rembrant Park proprio all’interno di uno dei più trasgressivi quartieri dell’Europa del Nord.

    La zona “Rossa”.

    Nonostante gli oltre 23° centigradi all’interno della casa, Hank indossava un pesante cappotto di lana grigio a colletto alto abbottonato. Teneva le mani in tasca ed era immobile. Osservava il gelo fuori dalla finestra Hank. Il gelo che entra nelle ossa che fa tremare. Era otlre mezz’ora che se ne stava impalato li, con lo sguardo puntato al di fuori della finestra. D’un tratto i suoi occhi si concentrarono su una busta di plastica vuota. Il vento la faceva volteggiare, gonfiare. La faceva salire all’altezza dei balconi del primo piano e scendere di colpo fino ai margini del marciapiede. Gli occhi azzurro/grigi di Hank seguivano attenti le evoluzioni della busta governata dal vento. Governata dal caos. Hank tirò fuori dalla tasca destra del cappotto una sigaretta senza filtro e la accese. Fece un tiro intenso e prolungato per poi passarsi una mano nella folta barba incolta grigia con riflessi sul biondo. Hank era un uomo che aveva passato da poco la cinquantina, ma che dimostrava almeno dieci anni di più della sua reale età. Alto circa un metro e settantacinque, leggermente sovrappeso e con una stempiatura pronunciata. Il suo volto era segnato da pesanti rughe soprattutto nel contorno occhi e da una pelle provata dai troppi eccessi e soprattutto dal suo eterno vizio. Il Gin. Già, Hank era un alcolizzato cronico dall’età di sedici anni. Aveva passato di tutto da incidenti stradali a sbronze al limite del collasso. Niente era servito a fargli passare la voglia di bere. Il Gin era la sua stufa interna. Era l’unica sostanza che gli permettesse di scacciare temporaneamente il gelo. Solo che poi quello tornava più graffiante e spietato di prima.

    Hank continuava a fissare la busta di plastica che d’un tratto finì schiacciata all’addome di una signora che passava. La donna con fare indifferente prese in mano la busta e la depositò in un bidone hai margini della strada. Il caos era stato interrotto. Volutamente interrotto da un’azione umana. Hank sorrise sorpreso, fece un ultima potente tirata alla sigaretta e uscì di casa. Sembrò quasi non accorgersi della differenza di temperatura tra il dentro e il fuori. Il vento del nord si insinuava dentro i pesanti vestiti fino ad impattare con la pelle dell’uomo. Camminando Hank entrò in uno stretto vicolo pieno di insegne colorate. Le vetrine con le prostitute erano quasi tutte aperte. Una luce rossa soffusa usciva da ognuna di quelle accentuandone lo squallore. Hank entrò in un locale di lap dance scansando con cura il “butta dentro” che gli rivolgeva parola amichevolmente. All’interno l’ambiente era piccolo, il bancone del bar era racchiuso da piccole piste da ballo singole, dove ragazze decisamente sovrappeso si esibivano in danze sinuose circondate da alcuni uomini in camicia bianca e cravatta. Hank si sedette su uno sgabello al bancone del bar e, non curante dello scenario che lo circondava, ordinò un bicchiere doppio di Gin liscio che vuotò d’un fiato. “Questo è per scaldarmi le budella” disse Hank rivolto al barista che lo guardava quasi incredulo, “adesso fammene un altro doppio e lascia qua la bottiglia” disse appoggiando 50 euro sul bancone del bar. Il barman riempì nuovamente il bicchiere di Hank e, come richiestogli, lasciò li la bottiglia per andare a servire un altro cliente.

    “Salve occhi dolci, hai deciso di bere tutto quel Gin da solo stasera?”.

    La voce di quella donna entrò nelle orecchie di Hank come un petalo che si posa sull’erba. Quelle parole gli dettero la sensazione che qualcosa di caldo, di accogliente gli accarezzasse l’anima. Conosceva quella voce, la conosceva bene. Era stata per lui fonte di tanto benessere quanto tormento. Era la voce di Liza. “Mia cara sarei alquanto scortese e sadico se non considerassi l’idea di finire questa bottiglia di Gordon’s in camera con te”. “Affare fatto!” rispose ridente Liza prendendo per mano Hank. La ragazza vuotò d’un sorso il liquore nel bicchiere dell’uomo, fece alzare Hank trascinandolo con se verso una rampa di scale e voltandosi disse al barman: “Faccene avere una uguale in camera mia”.

    Liza era una ragazza sulla trentina, mora, di carnagione scura di etnia probabilmente nordafricana. Indossava quasi sempre una minigonna di seta nera con stivali di pelle alti fin sopra il ginocchio molto improbabili per lei che era esile e di bassa statura. I capelli neri lunghi fin sotto le spalle erano increspati e mal pettinati. Aveva delle labbra carnose sulle quali applicava un rossetto di un colore molto acceso tra il viola e il blu. Non era bella Liza e sembrava evitasse ogni modo per cercare di apparirlo. A Hank questo non importava. Si era innamorato di lei subito, appena udita quella voce che a lui pareva tenera e vellutata. Non gli importava nemmeno che Liza facesse la prostituta in quel buco di night dove Hank la andava sempre a trovare. L’importante per lui era che lei ci fosse. E Liza c’era. Sempre.

    I due entrarono nella stanza di lei. Alcuni secondi ed Hank si tolse il pesante cappotto quasi all’unisono con camicia e pantaloni. Si avvicinò alla ragazza voltandola a favore di un vecchio tavolo di legno. La ragazza si appoggiò con le mani al tavolo lasciando che Hank le alzasse il vestito e penetrasse dentro di lei. Pochi minuti dopo l’uomo era sdraiato esausto nel letto. Liza si ricompose leggermente, prese due bicchieri dal fondo spesso, li riempì di Gin e ne porse uno a Hank sdraiandosi al suo fianco. Hank sorrideva, i due non si parlavano molto ma per loro andava ugualmente bene così. D’un tratto Liza si sedette a gambe conserte sul letto.”Devo dirti una cosa” disse. La sua voce era diventata cupa, seria. “Me ne torno a casa a Copenhagen in Danimarca”. Ad Hank sembrò che la punta di un lungo spillo gli penetrasse la bocca dello stomaco. “Mia madre mi ha cercata” continuò la ragazza “abbiamo parlato, è disposta a riprendermi in casa ed io sono stanca di fare questa vita”. Liza abbassò lo sguardo cercando di evitare di sostenere gli occhi dell’uomo. Hank stette a fissarla per quasi un minuto immobile, in silenzio. D’un tratto accarezzò dolcemente le guancie della ragazza bagnate dalle lacrime, si alzò dal letto e si rivestì. Andò verso la porta aprendola quindi si voltò verso Liza e disse: “Ti auguro sinceramente di trovare quello che cerchi, oppure, che quello che cerchi trovi te”. Richiuse la porta alle sue spalle e se ne andò. Quella fu l’ultima volta che Hank e Liza si videro.

    In quella sera d’autunno le persone che camminavano per le strade del centro sembravano ancora più indifferenti e superficiali. Hank passeggiava con lo sguardo basso e le mani in tasca. Decise di fermarsi a un piccolo supermercato e di comprarsi una bottiglia di buon Gordon’s. Uscì dal negozio e si sedette sul gradino di un portone, aprì la bottiglia di Gin e iniziò a bere. Il vento soffiava gelido ed Hank era ancora immobile ad osservare. Seduto sul gradino vedeva gli occhi della gente, indifferenti e freddi, vedeva le insegne luminose dei bar e dei cinema a luci rosse del centro di Amsterdam. Improvvisamente gli occhi di Hank si concentrarono ancora una volta su una busta di plastica che volava. Comandata da vento, comandata dal caos. Alternava movimenti secchi ad altri ondulatori. Vedeva quel contenitore di materiale sintetico come l’astuccio della sua esistenza. Ripensò alle sue scelte, alle sue azioni basate sul niente, su un inutile senso di non appartenenza. Tutto troppo poco intenso, troppo poco duraturo. Era come se le esperienze importanti della sua vita fossero scritte su una pagina strappata da un quaderno all’interno di una busta di plastica che fluttua. Comandata dal vento, comandata dal caos. Hank appoggiò la testa al portone percependo uno strano senso di stanchezza e di intorpidimento. La busta serpeggiava in aria, una folata di vento gelido la fece alzare fino quasi alle finestre del primo piano per poi riscendere giù posandosi leggera sulla faccia di Hank. L’uomo sorrise, prese in mano la busta e la strinse in un pugno, fece un respiro profondo e lentamente chiuse gli occhi.

     

    Tratto  da Taipan

    February 21

    congiuntivando

     
     
    Che io senta è vero
    Che io abbia provato non è sufficiente
    Speravo che tu venissi
    Sarei stato contento che tu ci fossi
    Che io non ti inviti è possibile
    Ma che io non lo voglia è falso
    Se io riuscissi a esprimere
    E non quello che tutti vogliono che sia
    Ma quello che è
    Se fossi io alla fine lo saprei
    "Ma io è non come loro mi vuole"
     

    E' il mio tempo, questo

     
     

    Voglio che tu sia te stesso. Lasciatelo dire: il senso di colpa è come un sacco pieno di mattoni, non devi fare altro che scaricarlo! Perché ti accolli tutti quei mattoni? Dio… non è così? Ti voglio dare una piccola informazione confidenziale a proposito di Dio. A lui piace guardare: è un guardone giocherellone! Lui dà all’uomo gli istinti, concede questo straordinario dono, poi che fa? Ti assicuro che lo fa per il suo puro divertimento, per farsi il suo cosmico spot pubblicitario… fissa le regole in contraddizione: guarda, ma non toccare! Tocca, ma non gustare! Gusta, ma non inghiottire! E mentre tu saltelli da un piede all’altro, lui che fa? Se ne sta lì a sbellicarsi dalle matte risate, perché è un moralista!, è un gran sadico! E’ un padrone assenteista, ecco cosa è! E uno dovrebbe adorarlo? No, mai!”
    “Meglio regnare all’Inferno, che servire in Paradiso: non è così? ”
    “Perché no? Io sto qui col naso ficcato nella terra e ci sto fin dall’inizio dei tempi. Ho coltivato ogni sensazione che l’uomo è stato creato per provare. A me interessava quello che l’uomo desiderava e non l’ho mai giudicato. E sai perché? Perché io non l’ho mai rifiutato, nonostante le sue maledette imperfezioni. Io sono un fanatico dell’uomo, sono un umanista! Sono probabilmente l’ultimo degli umanisti! E chi, sano di mente, potrà mai negare che il XX secolo è stato interamente mio?”

     

    Da "L'avvocato del Diavolo"

    November 23

    ....

     
     
    ...la vertigine non è paura di cadere
    ma voglia di Volare.....
     
     
     
     
    Lorenzo Cherubini
    October 29

    ...LIBERI DAI DEBITI...

     
     
    Arriva un momento in cui il passato non è più un peso
    ma uno scrigno di ricordi.
    Quante onde devono scrosciare prima che si plachi la tempesta?
    Non importa quante strade si percorre,
    importa percorrerle.
    Forse mi sto davvero liberando dai debiti...
     
     
    October 05

    I FURBI

     
     
    ---I furbi scendono la corrente come
    pesci bianchi
    sulla cresta d'acque blu,
    oltre le rapide,
    i furbi
    con le loro gole e sopracciglia da furbi,
    i loro furbi peli nel naso,
    entrambe le scarpe allacciate,
    tutte le tragedie cancellate,
    denti splendenti,
    i furbi non si scompongono,
    anche le loro morti sono morti al quadrato,
    furbi furbi furbi,
    hanno case migliori,
    auto migliori,
    risate migliori.
    Persino i loro incubi sono
    sogni sgargianti,
    questi furbi
    ti siedono di fronte,
    con un sorriso pulito,
    che li riempe,
    financo i capelli
    sprizzano nitore.
    Quanto ho vissuto
    e quanti ne ho visti.
    sapete cos'è davvero la morte?
    è uno di questi furbi
    rottinculo
    che ti stringe la mano
    e ti abbraccia.
    Sapete cos'è davvero la
    morte?
    Venite a vedermi
    mentre allungo la carta di credito
    al cameriere
    disprezzandovi.
    o peggio...
     
     
    Charles Bukowski
    September 03

    vita in note...

     
    ...Non contano le note, conta come le fai suonare.
    La massa produce un enorme quantita di note senza dire niente,
    provocando solo caos
    il genio con tre note riesce a cambiare il corso di un fiume in piena....
    August 28

    ...Parole....

     
     
    La maggioranza giudica profondo solamente
    chi smentisce clamorosamente le opinioni comuni...
     
    E. A. Poe
    July 03

    ...Nonno mio...

     
     
    ...Nonno mio
     
    avrai tutto la
     
    e ogni giorno un angelo ti accarezzarà gli occhi
     
    ti terrà per mano
     
    e non avrai mai più paura.
     
     
    Del tuo splendido sorriso godrà chi ti starà intorno
     
    le tue dolci parole suoneranno infinite
     
    e ballerai
     
    e volerai
     
    e canterai come non hai mai fatto
     
    immerso in qualche angolo di cielo azzurro.
     
     
    Magari sarai al mare seduto sulla tua sedia sulla spiaggia
     
    Oppure caminerai sereno in mezzo ad una tranquilla pineta
     
    O sarai in mezzo a i tuoi amici a raccontare di quanto sei fiero di noi.
     
    Io non lo so
     
    non lo so se dove sei stai bene
     
    ma lo spero tantissimo.
     
    Io non so se mi senti
     
    ma mi manchi tanto...
     
    Ti voglio bene
     
    Il tuo unico nipote
     
    Davide
     
    May 30

    Tonight And The Rest Of My Life

     
     
     
     
    Down to the earth I fell with dripping wings
    Heavy things won't fly
    And the sky might catch on fire
    And burn the axis of the world, that's why
    I prefer a sunless sky
    to the glittering and stinging in my eyes
     
    Oh I feel so light
    This is all I want to feel tonight
    Oh I feel so light
    Tonight and the rest of my life
    Tonight and the rest of my life
     
    Gleaming in the dark sea
    I'm as light as air
    Floating there breathlessly
    When the dream dissolves I open up my eyes
    I realize that everything is shoreless sea
    Weightlessness is passing over me
     
    Everything is waves and stars
    The universe is resting in my arms
    I feel so light
    This is all I want to feel tonight
    I feel so light
    Tonight and the rest of my life
     
    Oh I feel so light
    This is all I want to feel tonight
    Oh I feel so light
    Tonight and the rest of my life
    Tonight and the rest of my life


    ....Leggero per tutta la vita...
     
    April 01

    L'OMBRA DEL GIORNO

     
     
    Chiudo entrambi i lucchetti della finestra
    Tiro le tende e me ne vado
    Certe volte le soluzioni non sono così facili
    Certe volte dire addio è l'unica strada

    E il sole tramonterà per te
    Il sole tramonterà per te
    E l'ombra del giorno
    Abbraccerà il mondo d'oscurità
    E il sole tramonterà per te

    E con bigliettini e fiori
    I tuoi amici ti pregheranno di restare
    Certe volte gli inizi non sono così semplici
    Certe volte dire addio è l'unica strada

    E il sole tramonterà per te
    Il sole tramonterà per te
    E l'ombra del giorno
    Abbraccerà il mondo d'oscurità
    E il sole tramonterà per te

    E l'ombra del giorno
    Abbraccerà il mondo d'oscurità
    E il sole tramonterà per te

    E l'ombra del giorno
    Abbraccerà il mondo d'oscurità
    E il sole tramonterà per te
     
     
     
    October 21

    ..."Pioggia di Novembre"...

     
     
    Quando guardo nei tuoi occhi
    riesco a vedere un amore trattenuto
    ma cara quando ti stringo
    non lo sai che provo la stessa cosa.

    Perché niente dura per sempre
    ed entrambi sappiamo che i nostri cuori possono cambiare
    ed è difficile far durare un candela
    nella fredda pioggia di Novembre.

    Ci siamo dentro da talmente tanto tempo
    cercando semplicemente di far passare il dolore.

    Ma gli innamorati vengono sempre
    e gli innamorati se ne vanno sempre
    e nessuno è mai sicuro di quello che lascia oggi
    mentre se ne va camminando.

    Se potessimo prenderci il tempo
    per dirci tutto chiaramente
    io potrei far riposare la mia testa
    sapendo che tu eri mia
    tutta mia.
    Per cui se vuoi amarmi
    allora cara non ti trattenere
    o io finirò a camminare
    nella fredda pioggia di Novembre.

    Hai bisogno di un po’ di tempo… per conto tuo?
    Hai bisogno di un po’ di tempo… da sola?
    Tutti hanno bisogno di un po’ di tempo… per conto loro
    Non sai che hai bisogno di un po’ di tempo… da sola?

    So che è difficile tenere un cuore aperto
    quando sembra che anche gli amici siano lì per farti male
    ma se tu potessi guarire un cuore spezzato
    il tempo non sarebbe lì per incantarti?

    A volte ho bisogno di un po’ di tempo… per conto mio
    A volte ho bisogno di un po’ di tempo… da solo
    Tutti hanno bisogno di un po’ di tempo… per conto loro
    Non sai che hai bisogno di un po’ di tempo… da sola?

    E quando le tue paure si placano
    e le ombre rimangono ancora
    so che puoi amarmi
    se non rimane più nessuno da incolpare
    per cui non importa l’oscurità
    possiamo ancora trovare una via
    perché niente dura per sempre
    nemmeno la fredda pioggia di Novembre.

    Non sei l’unica
    Non sei l’unica
    Non credi di aver bisogno di qualcuno?
    Non credi di aver bisogno di qualcuno?
    Tutti hanno bisogno di qualcuno
    Non sei l’unica
    Non sei l’unica
    August 27

    ATTIMI DI PACE

     
     
    Brilla negli occhi
    Lucida la mente
    Scende leggera da fredde mani
    Che non lasciano traccia
     
    Avrei tanto voluto
    Quel giorno
    Forse in quel momento sarebbe stato giusto
    Ma poi alla fine è tutto sbagliato
     
    E nella mente passanto attimi di pace
    Pace in un mondo che corre
    Vivi e ti lasci sfuggire i momenti
    Corri dietro a un nulla che mai nulla ti ha dato
     
    In frammenti di tempo
    Volano pensieri di libertà
    Assapori la rugiada del mattino
    Godi nell'oblio creato dal torpore di un tramonto
     
    Ti tuffi nel niente mentre ascolti il lieve suono delle onde del mare
    Il salmastro ti accarezza le narici imprimendosi nel tuo Io più profondo
    L'amaro sapore del tabacco sulle labbra diventa insistentemente più candido
    Mentre i tuoi passi si avvolgono nella fine sabbia bianca
     
    D'un tratto la fredda acqua marina ti bagna risvegliandoti
    E ti ritrovi in un angolo qualunque di mondo
    Circondato da gente qualunque che sgomita per non passare inosservata
    Appoggiato a un muretto con una birra in mano che cerchi di darti un tono
     
    Scivola via
    E correndo non ce ne accorgiamo
    La semplicità delle piccole cose
    La bellezza di ciò che ci sembra scontato
    E' il più bel dono che abbiamo
     
    Solo che
     
     Anche io che ne scrivo
     
     Probabilmente
     
    Non me ne sono mai accorto
     
     
     
     
    June 27

    ...Only....

     
     
    ....a volte basta poco
    una parola
    l'aspetti ma non arriva
    e inutilmente guardi
     
    parentesi di mondo che non ti appartengono
    vite che sfuggono
    anime che volano
    sguardi inutili
     
    e poi?
    cosa rimane?
    in fondo alla fine
    resti solo tu...
    February 21

    mio dolce angelo....

     
     
     
     
    Non mollare
    Mio dolce angelo
    Tieniti stretta a questa vita
    Lotta con tutte le forze
    Il mondo ha bisogno di te
    Mio dolce angelo dalle ali dorate
    Continua a donarci il tuo splendido sorriso
    Perchè la luce del sole ha meno senso
    Se non risplende nei tuoi occhi
    Di tanta vita e forza sei padrona
    Molte ambizioni devi ancora realizzare
    Tanti speranze ti aspettano
    E anche se sei caduta
    Cavalcando su un tuo sogno
    Rialzati
    Le tue ali si possono ammaccare
    Ma mai rompere
    Mio dolce angelo dai capelli d'argento
    Hai sempre cercato di urlare al mondo il tuo splendore
    Di mostrare quella straordinaria bellezza che tieni dentro
    E il mondo non ti ha mai visto
    Tu eri li
    E loro non ti hanno mai vista
    Accecati dalla tua bellezza
    Si sono persi l'immensità della tua anima
    Così grande da far paura
    Mio dolce angelo dagli occhi di diamante
    A un Dio in cui non ho mai creduto mi rivolgo adesso
    Perchè possa guardare dalla tua parte
    E donarti di nuovo al mondo
    Perchè senza di te tutto avrebbe meno senso
    Se fossi stato migliore di come sono
    Forse tu ora non saresti li
    Perdonami
    Mio dolce angelo
    Sono con te
    Il mio cuore è li con te
    Come lo è sempre stato
    Non sarai mai da sola
    Ma torna a sorridere
    Lotta
    Mio dolce angelo
    Vinci
    Non ci lasciare
    Ti prego
    Mio dolce angelo
     
     
    Per Elena